COSTANZA SATTA

 

IL CORPO CROMATICO

a cura di Vera Agosti

6 maggio – 12 giugno 2021

 


Il colore ha un corpo. Può avere una consistenza pastosa e materica o può essere lieve e delicato. Che cosa succede, invece, quando il corpo ha i colori? Costanza Satta, che ama, all’occorrenza, sia il pennello, la spatola, sia l’utilizzo delle proprie mani, indaga questo interrogativo nella sua ricerca artistica. Il corpo, per lei inteso e vissuto come forma primaria, da cui scaturisce tutta la sua narrazione e la sua simbologia, è frantumato e parcellizzato, in più tinte perfette e bidimensionali. L’operazione richiama prassi cubiste e futuriste, per cui si elaborano una sfaccettatura e una scomposizione che analizzano l’oggetto nei suoi molteplici aspetti, pur conservando la purezza dei confini della sua silhouette. I colori caldi, giallo, arancio, rosso, o freddi, verde, blu, grigio, nero (Sopraelevazione, Orizzonte circolare, Esercizio, 2021) sono ridotti e naturalmente conferiscono il timbro e il tono dell’opera, sempre costruita con rigoroso equilibrio, attenzione per le proporzioni e studio dei pieni e dei vuoti. Ogni lavoro nasce da un disegno preparatorio e da una minuziosa analisi del colore e degli abbinamenti cromatici, che tuttavia non annulla la preferenza istintiva. L’opera Vicinanza del 2020 diventa uno splendido caleidoscopio, che richiama il rosone circolare di una Chiesa. I corpi di Costanza Satta, manichini senza identità di dechirichiana memoria, o volti anonimi nella loro misurata umanità, compendio di uno, nessuno e centomila visi, subiscono un’evoluzione verso il colore e l’astrazione geometrica, per cui il medesimo soggetto conosce più versioni differenti, spesso pressoché parallele nel tempo. Non esistono ombre e prospettiva in un desiderio di semplificazione, in cui i dettagli spariscono. L’amore e lo studio della matematica, che hanno sempre accompagnato l’artista, la portano a una tensione verso forme essenziali e geometriche. Questo processo di geometrizzazione tocca felicemente anche le nature morte o i paesaggi delle isole Eolie, che sono fonte di ispirazione. Le prime tele raffiguravano un solo soggetto principale, dai volumi poderosi, ed erano calate nell’eleganza del bianco e nero, come se il colore fosse troppo invadente e potesse distrarre dal contenuto della ricerca stessa. Alla base della poetica dell’artista, infatti, sta una visione olistica e taoista della vita, che la spinge a porsi i grandi interrogativi dell’esistenza, per cui una forma complessa non è data soltanto dalla somma delle sue parti più semplici, ma necessita di armonia. Fedele ai soggetti che sono gli inseparabili compagni del suo percorso e del suo fare artistico, la Satta tratta e sviluppa numerosi temi: l’eterno femminino (Perfezione al femminile), la donna angelo, la comunità, la solidarietà, il lavoro (Aratro a traino, 2015), l’amore (Affinità, Intimità), la maternità (Attesa) fino alla recente indagine sulle folle e le migrazioni. Non manca il riferimento alla mitologia classica con La danza di Pegaso. In Spirito di gruppo, la luce simbolica della speranza o della conoscenza rischiara i visi di un’umanità corale e raccolta. Nelle tele Migrazioni, Corpi stipati e Porto accoglienza del 2021 possiamo scorgere la prua di una nave occupata da una moltitudine di persone o ancora stive brulicanti di uomini e mani e mani che cercano salvezza. Sono anche gli androidi flessuosi di Mark Kostabi, senza volto e senza tempo, pop e surreali. Se gli omini bianchi dell’autore americano di origine estone osservano il mondo e le situazioni con disincanto e un pizzico di ironia, pur raccontando storie di solitudine e smarrimento, nei protagonisti della Satta è sempre presente una componente drammatica, data dal movimento e dalla torsione dei corpi, talvolta dalle espressioni dei visi e dalle scelte cromatiche. Pathos e pietas sono il motore del suo agire artistico. E’ un simulacro dell’umanità, che nell’assembramento (Maschera di corpi assembrati, Punto concentrico, 2021), tanto negato dalla pandemia che abbiamo conosciuto, trova invece per l’autrice la sua ragion d’essere e la sua principale fonte di esistenza. L’uomo è con gli altri e per gli altri. Non esiste individualismo, ma tutti sono nella stessa medesima fragile condizione, intrappolati nei confini di un quadro o su questa Terra. Aiutiamoci, diamoci una mano, perché il passaggio sia più lieve e felice. In questo momento storico particolare e difficile che il mondo sta vivendo, l’opera della Satta acquista una caratterizzazione empatica e simbolica di grande interesse. Oggi più che mai ne abbiamo bisogno per riscoprirci profondamente umani.