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LA CHIATTA DEI NAVIGLI

fino al 28 ottobre 2017

Mimmo Di Marzio, Giovanni Lo Presti, Daniela Montanari, Angelo Palazzini, Marina Previtali, Yoon Si Young

La Galleria Previtali apre la stagione 2017-18 con una mostra collettiva dedicata al tema dell’acqua. Il focus coinvolge i navigli che bagnano la città di Milano col loro carico di atmosfere esotiche, con la loro scia di sogni che stimolano le menti fervide e produttive, con la liquidità dei loro contenuti che tracimano in invasi solidi le idee di origine alchemica o progettuale. Arterie umorali del corpo cittadino che apportano linfa e ossigenano i centri creativi rimuovendone le tossicità dei pensieri oggettivati. Alla mostra partecipano alcuni degli artisti organici della galleria..

Lorenzo Valentino

Tutti al mare

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fino al 15 luglio 2017

Monica Anselmi  Davide Avogadro  Luigi Bianchini  Angelo Ciancaglini  Mimmo di Marzio  Giovanni Lo Presti  Anna Madia  Daniela Montanari  Marina Previtali  Yoon Si Young

La mostra vuole indagare la metropoli lombarda nei suoi aspetti stratificati e compositi, dalle forme icastiche fortemente improntate alla trasposizione, sul piano artistico, di una condizione di complessità legata alle problematiche della contemporaneità. Non solo quindi gli elementi geometrici e razionali dell’architettura urbana ma anche i caratteri non visibili della realtà simulata dietro i giochi di lucide apparenze. Un teatro di emozioni che mette in scena l’identità cittadina, nel segno profilato di effervescenza culturale, rilanciata artisticamente a livello internazionale. In questo frame di riferimento le diverse sensibilità pittoriche si confrontano evidenziando una visione prospettica della realtà che fa tesoro di un linguaggio polivalente nella composizione di un universo di significati socialmente condivisi.

Lorenzo Valentino

Ritratti della quotidianità

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19 gennaio – 25 marzo 2017

Yoon Si-Young riesce ad esplorare i moti dell’animo umano con un’accuratezza che non scade mai nell’iperrealismo fotografico ma si stempera in vibrazioni luminose di suggestione impressionista. Un vetro appannato posto tra lo spettatore e la scena raffigurata sulla superficie flettente del quadro discosta la realtà. E’ il lato onirico, emotivo, gestuale al quale l’artista non rinuncia. Un diaframma tra se e lo spettatore che riproduce la distanza tra mondi d’esperienza diversi ma congiunti da un’umanità culturalmente orientata alla condivisione di valori comuni.

La Milano raffigurata nelle tele di Marina Previtali è una città vissuta a livello di quotidianità lontana dallo sfarzo e dalle luci apparenti, presentata attraverso un gioco di chiaroscuri, intervallato da linee di colore, di tralicci e ponteggi dei cantieri, che sembrano colare sulle facciate dei palazzi in costruzione.
Il tutto è raccontato con l’uso di una pennellata pastosa, corposa e vibrante con la quale si costruiscono inquadrature taglienti che si spingono fino a evidenziare la profonda spiritualità che questi giganti di cemento, vetro e acciaio esprimono nella loro oggettiva rappresentazione.

Gli attimi di vita quotidiana intrappolati dall’artista napoletano Mimmo Di Marzio sono un esempio di rappresentazione psicologica del menage familiare metropolitano.
Pastose pennellate scure illuminate e schiarite da luce endogena risaltano la familiarità con i soggetti scelti; i corpi sono raffigurati morbidi e carnosi restituendo il disegno e le forme della terza maniera vasariana. L’artista dipinge scene di vita quotidiana cogliendole nei momenti di domestica intimità.

Nelle opere di Guido Lodigiani troviamo infine, sentimenti, emozioni, sogni, aspirazioni, paure. Sono queste a dare potenza al corpo, raccontato per piani scivolanti l’uno sull’altro, colto nell’attimo perfetto di un passo di danza, di un gesto estremizzato o al culmine dell’atto d’amore. L’epidermide sembra staccarsi, sfuggire alla costrizione della materia e lasciare intravedere così qualcosa di interiore e potentissimo che fino a un momento prima potevamo solo accontentarci di intuire. Possiamo chiamarlo anima, spirito, divinità, ma quello che l’artista vuole che non dimentichiamo è la sua radice terrena. Il suo essere al tempo stesso purezza ma anche carne e sangue. Qualcosa che non esisterebbe se non esistesse il corpo, quel preciso corpo, con il suo bagaglio unico di sentimenti e sensazioni.

Scacchiera d’autunno

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10 novembre – 22 dicembre 2016

La realtà sembra farsi d’improvviso netta, geometrica, scandita dal segno esatto di innumerevoli ramificazioni. Ma questi percorsi, così articolati, e in fin dei conti nitidissimi, sono quasi invariabilmente asciutti, spogli, ciechi come misteriose silhouttes vegetali che accompagnano il gioco, il racconto ambiguo, il piatto eppure surreale intrecciarsi di immagini in superfici cromatiche indefinibili. La vita vi appare scarsa come una foglia, o come un movimento di proiezioni spettrali, pur nell’evidenza squillante dei colori.

L’artista introduce sulla scena delicate figure umane senza fisionomia, in osservazione o attesa, in una realtà che sposta sullo sfondo, tenuta dunque a prudenziale distanza, una dimensione urbana solo accesa da luci notturne. Ed è come se la narrazione d’insieme delle varie tavole fosse sospesa, galleggiante tra ombre e fantasmi di un raffinato meccanismo psichico, dove si sovrappongono le pedine, i passaggi a vuoto e l’azzardo quasi infantile e ironico di una strana partita.

Poi, però, interviene anche il sospetto di qualcosa di incombente, di minaccioso o sinistro, sempre in agguato, come quella figura cupa e infagottata, che se ne va di spalle da un parco o da un giardino, carica di qualcosa, reggendo neri sacchi, come in un racconto fiabesco, dove tensioni simili all’incubo vengono sempre a increspare o a fendere verticalmente la quieta, calda e colorata natura elementare del reale, dell’umana nostra esperienza.

Maurizio Cucchi

Milano. Quartieri di poesia

Milano.Quartieri di poesia

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Il libro “Quartieri di poesia”, ed. Meravigli, nasce dall’idea di dare voce ad una pluralità di esperienze poetiche collocate spazialmente nei diversi quartieri della città di Milano, dai quali gli autori hanno ricevuto stimoli, per la loro vita quotidiana ma anche per la loro scrittura. Questo è il senso della preziosa raccolta di testi (in prosa), nata dalla rassegna “Quartieri di poesia” organizzata dalla Galleria Previtali. Raccontare Milano all’Urban Center, sotto la Galleria Vittorio Emanuele II, in presenza di un’artista, come Marina Previtali, che alla città ha dedicato molte sue opere, non può che rappresentare un momento di ulteriore riflessione sui caratteri più autentici di una città piuttosto schiva nell’offrirsi. Per l’occasione l’artista inaugura una personale con 20 opere monografiche sui diversi quartieri della città. I giornalisti Isabella Bossi Fedrigotti (Corriere della Sera) e Piero Colaprico (La Repubblica) intervistano gli autori Maurizio Cucchi, Milo De Angelis, Fabrizio Bernini, Vivian Lamarque, Lucrezia Lerro, Giancarlo Majorino, Gianpiero Neri, Alberto Pellegatta, Claudio Recalcati, Tiziano Rossi, Mario Santagostini, Patrizia Valduga. La serata è allietata dalla partecipazione dell’attore e chansonnier Roberto Brivio.

 

LA CALENDA MILANESE

 

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La mostra vuole indagare la metropoli lombarda nella sua complessità attraverso la visione critica di personalità artistiche che hanno subito il fascino della sua bellezza, che ne abitano la dimensione autentica oltre che personale, rappresentandone, con sensibilità estremamente realistica, le ansie, le ambizioni nascoste e le sue forme caotiche.

La pennellata di Francesco Stile come un bisturi penetra la realtà regalandoci un terzo occhio, capace di guardare dentro le cose, di udirne il respiro segreto, siano esse agrumi spaccati di cui si potrebbe giurare di avvertire il profumo persistente o anche bicchieri, sulle cui curve cristalline la luce gioca come dita su una tastiera, creando una sinfonia di riflessi. In questo spazio di quotidiana irrealtà, abbagliate da una luce potente che ne incide le forme, le nature morte diventano icone metafisiche, archetipi di una bellezza fatta di perfette imperfezioni.

I tratti inconfondibili di Falsini, una pioggia di sciabolate  veloci e decise, quasi impressioniste, raccontano il cielo greve,  giallo di polveri sottili, le facciate ingrigite dei palazzi di città, lo sfregio incongruente dei pannelli pubblicitari luminosi e le facce della gente, affaticate, distanti. I suoi ritratti di famiglia poi –  gruppi di nonni e nipoti con il sorriso rigido e lo sguardo fisso dentro l’obiettivo – incantano per la spietata resa psicologica.

Monica Anselmi lavora per aggiunte e sottrazioni. I suoi quadri  rispecchiano la vicenda emotiva di uno spirito ricco e inquieto,  affascinante e contraddittorio, mai definitivamente appagato e in  costante lotta con se stesso. Sono opere sofferte, da guardare  lentamente e da conquistare palmo a palmo, sulle quali si incontrano –  e si scontrano – elementi pop e suggestioni dal Nouveau Réalisme,  icone classiche e gesti rubati al graffitismo metropolitano, immagini  di realismo fotografico e abbozzi incerti, volutamente non finiti. La figura femminile emerge come un’icona dalla bellezza spesso graffiata,  o negata da un improvviso colpo di pennello, quasi a simboleggiare una  femminilità in bilico – proprio come sta accadendo oggi – tra  emancipazione e tragico ritorno al ruolo di bambola senza dignità.

I lavori di Si-Young esplorano i moti dell’animo umano con un’accuratezza che non scade mai nell’iperrealismo fotografico ma si stempera in vibrazioni luminose di suggestione impressionista. La realtà è disallontanata da un vetro appannato posto tra lo spettatore e la scena raffigurata sulla superficie flettente del quadro. Un effetto visivo estremamente realistico che l’artista ottiene ricoprendo la tela con una leggera patina di acrilico bianco diluito in acqua che si rapprende in piccole gocce. E’ il lato onirico, emotivo, gestuale al quale l’artista non rinuncia. Un diaframma tra se e lo spettatore che riproduce la distanza tra mondi d’esperienza diversi ma congiunti da un’umanità culturalmente orientata alla condivisione di valori comuni.

La Milano raffigurata nelle tele di Marina Previtali non è quella glamour dei caffè del centro o delle vetrine scintillanti ma una città più quotidiana presentata attraverso un gioco di chiaroscuri, intervallato da righe di colore, di tralicci e ponteggi dei cantieri, che sembrano colare sulle facciate dei palazzi in costruzione. Marina, attraverso le sue opere, sembra fare una dichiarazione d’amore alla sua città, mostrandoci con sentimento ottimistico la crescita metropolitana a cui il capoluogo lombardo si prepara in vista dell’Expo 2015. Sulle tele si stagliano le nuove e imponenti costruzioni, le nuove aree delle Varesine e Porta Nuova incorniciate dai cantieri illuminati da caldi tramonti e i luoghi ricchi di storia; il Pirellone e la Torre Velasca perno di un equilibrio ritrovato all’interno del caos cittadino. Il tutto è raccontato con l’uso di una pennellata pastosa, corposa e vibrante con la quale si costruiscono inquadrature taglienti che si spingono fino a evidenziare la profonda spiritualità che questi giganti di cemento, vetro e acciaio esprimono nella loro oggettiva rappresentazione.

Lo Presti ama rappresentare il reale con rigore apollineo, di lucida connotazione fotografica, evidenziando caratteri e sensazioni nascoste sotto la superficie parlante del corpo metropolitano. Recupera la dimensione di quotidianità e la proietta in una sfera più profonda, i cui drammi sono evidenziati da una morbosa attenzione ai dettagli. Sposta la rappresentazione dal campo del racconto psicologico ad una sfera di surreale concettualità.

 

MARZO 2016. Gli artisti della galleria

Daniele Cestari, Andrea Chiesi, Mimmo di Marzio, Guido Lodigiani,                      Giovanni Lo Presti, Marina Previtali, Ugo Riva, Yoon Si-Young.

 

 

D. Cestari, "La nube solitaria fugge", olio su tela, 2015
D. Cestari, “La nube solitaria fugge”, olio su tela, 2015

 

La mostra “MARZO 2016” tutta orientata sul figurativo, anche se di variata fisionomia espressiva, si riferisce alla decisione di rappresentare in un simbolo della città, liberamente scelto dalle sensibilità artistiche degli autori presenti in mostra,  gli aspetti molteplici della metropoli.  Le tele di Cestari raccontano gl’informi profili di grattacieli con partiture di finestre soffocate da una nebbia densa e bituminosa; la Milano di Chiesi si gioca lungo direttive di silenziose geometrie dal sapore tipicamente sironiano; quelle di Marina Previtali sviluppano invece, un sensitivo paesaggismo dallo sguardo lungo, velato di lirismo malinconico; Yoon Si-Young ci parla di una città liquida e tenebrosa sempre mediata da un diaframma costruito ad arte per rendere l’osservazione emotivamente partecipata. Gli interni di vita quotidiana dell’artista napoletano Di Marzio, marea montante stagliata su un cielo minaccioso, sono un esempio di rappresentazione psicologica del menage familiare metropolitano; le sculture di Guido Lodigiani esprimono, attraverso il corpo modellato, una rievocazione delle grandi forme e iconografie tradizionali con una propria originale drammatica asprezza; Giovanni Lo Presti ama rappresentare il reale con rigore apollineo, di lucida connotazione fotografica, evidenziando caratteri e sensazioni nascoste sotto la superficie parlante del corpo metropolitano. Nella scultura Ugo Riva fa della città un ammasso di rovine, in un teatrino antico dal sapore poetico. Un senso di precarietà e di fuga caratterizza la mostra nel suo insieme la cui poetica è fortemente condizionata dallo smarrimento e dall’assenza, preludio di un ritorno nostalgico alla pienezza del passato.

Lorenzo Valentino